Sono passati due mesi e mezzo dall’operazione che portò all’arresto di 4 persone e adesso c’è una prima svolta nell’inchiesta sull’omicidio di Giovanbattista Russo. L’ottava sezione del tribunale del Riesame di Napoli ha infatti accolto l’istanza di revoca della misura cautelare nei confronti Gennaro Buonanno, 70 anni, assistito dall’avvocato Giuseppe Foglia. Buonanno, secondo l’accusa, aveva fornito le armi utilizzate poi dal clan per compiere il piano di morte. Il tribunale della Libertà ha invece confermato l’ordinanza per gli altri tre destinatari del provvedimento: Domenico Belforte (il mandante), Pasquale Cirillo (l’esecutore materiale) e Luigi Trombetta (lo specchiettista). Tutti risultano già comunque detenuti per altri fatti di sangue avvenuti durante la faida tra i Belforte e i Piccolo. In questo procedimento è indagato a piede libero l’altro killer, Bruno Buttone, in quanto pentito. Sono accusati dell’omicidio di Giovanbattista Russo, detto ‘o pechinese, ucciso il 9 gennaio 1997 dai Belforte in quanto affiliato del clan Piccolo. Suo figlio Mario diventò a sua volta elemento di spicco dei Quaqquaroni prima di diventare collaboratore di giustizia. L’indagine è partita nel 2017, dopo le dichiarazioni rese da alcuni collaboratori di giustizia. L’omicidio, di chiara natura camorristica, si inserisce a pieno titolo nella guerra che vide tra gli anni 1986/2007 contrapposti due clan, i Piccolo, noti come i Quaqquaroni ed i Belforte, soprannominati i Mazzacane, per l’egemonia territoriale dei traffici illeciti nell’area di Marcianise. Secondo la Dda, la scelta della vittima, appartenente al gruppo Piccolo, era stata dettata in virtù della partecipazione della stessa a fatti di sangue compiuti ai danni di appartenenti al gruppo Belforte.

 

 





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