Cominciano ad essere pressanti le richieste di ristoranti, pub, pizzerie e pasticcerie sul presidente della Regione, Vincenzo De Luca, che insistono per la ripresa del servizio di food delivery e risollevare le sorti di almeno seimila attività commerciali della provincia di Caserta. Lo stop, denunciano i rappresentanti di categoria, sta alimentando una crisi economica con danni incalcolabili. “Non comprendiamo i motivi di questa scelta - fa notare Paolo Zito, titolare della pizzeria Del Casertano in viale Lincoln - che rischia di far collassare un gran numero di attività di somministrazione. Siamo chiusi da tre settimane e stiamo subendo perdite ingenti, riattivare il food delivery, con tutte le misure sanitarie previste, consentirebbe a noi commercianti di avere una boccata di ossigeno, permetterebbe a tanti giovani di essere assunti come rider, contribuirebbe a rimettere in moto l'economia anche perché la nostra categoria peserebbe in misura minore sullo Stato rispetto ad ora e soprattutto potremmo garantire un servizio a tanti cittadini portando loro piatti pronti fino a casa”.

“Con queste misure così rigide stanno cancellando i sacrifici e il lavoro di venti anni - è il grido di allarme che arriva da Anna Chiavazzo, titolare del bar pasticceria Il Giardino di Ginevra in via Maielli - penso di poter parlare a nome di una intera categoria quando dico che se non moriremo di coronavirus, moriremo sicuramente di fame. Ho compreso fin dal primo giorno la necessità di chiudere il bar in quanto possibile luogo di assembramento, non riesco invece ancora a capacitarmi dello stop imposto al laboratorio e della disparità di trattamento tra un panificio e una pasticceria che tra l'altro sta innescando anche meccanismi di concorrenza sleale. La crisi si supera se chi ci governa adotterà misure eque e ponderate ma servono atti immediati”.

“Rappresentiamo il tessuto fondamentale dell'economia campana - aggiunge Michele Della Rocca titolare del ristorante Antica Hostaria Massa di via Mazzini - e potremmo contribuire alla ripresa se ci mettessero nelle condizioni di farlo. Il mio è un ristorante tradizionale ma sarei pronto a convertire la produzione e ad attrezzarmi per le consegne a domicilio se le ordinanze lo consentissero. Più lontana sarà la riapertura, più lontana e difficile sarà la ripresa”. E non è mancata -come riporta Il Mattino - la voce della nota start up ‘Alfonsino’, specializzata nelle consegne a domicilio di alimenti e bevande. “È paradossale - racconta Domenico Pascarella, uno dei soci dell'azienda - che proprio nel momento in cui nel resto del Paese questo settore fa registrare un incremento del fatturato del 40%, con un aumento progressivo di nuovi utenti che per la prima volta si avvalgono del food delivery apprezzandone benefici e vantaggi, la Campania decida di sospendere il servizio con conseguenze drammatiche per i ristoratori e disagi enormi per i cittadini”. E il responsabile marketing di ‘Alfonsino’, Dario Rauccio, aggiunge: “Sono circa 80mila in media gli utenti campani che, almeno fino a febbraio scorso, si rivolgevano a noi. Con le restrizioni entrate in vigore nelle ultime settimane potremmo soddisfare una domanda ancora maggiore rispondendo ad una esigenza reale. Basti pensare agli anziani, a chi vive solo, a quei lavoratori che stanno svolgendo un servizio pubblico”.

 

 





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