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di Mario De Michele

“Io non mi sento italiano. Ma per fortuna o purtroppo lo sono… Se fossi nato in altri luoghi poteva andarmi peggio”. Di fronte allo spettacolo indecoroso inscenato in questi giorni dalla politica Gaber probabilmente non avrebbe scritto “poteva andarmi peggio”. Nel nostro Belpaese, sfregiato da squallide figure, per una poltrona si fa il patto col diavolo. Ci si vende l’anima a satana. E mentre Faust invoca Mefistofele per ottenere la conoscenza assoluta, gente come Luigi Di Maio e Dario Franceschini (giusto per fare qualche nome perché l’elenco è lungo come la muraglia cinese) per un Ministero mette in saldi dignità, coerenza e decenza. Un verso di Battiato fotografa i brutti tempi in cui viviamo: “Povera Patria, tra i governanti quanti perfetti e inutili buffoni”. Movimento 5 Stelle e il partito democratico si sono spartiti il potere. Beppe Grillo, che ha perso pure il rango di guitto, si è “elevato” e gli è apparso Nicola Zingaretti: “È un’occasione unica, il governo con i dem va fatto”. Alla fine ci è andata anche bene. Figuriamoci se invece di elevarsi fosse sprofondato. Avrebbe incontrato Ade e Persefone. Al padrone e alla regina degli inferi avrebbe venduto l’Italia. Almeno l’allora ministro Giulio Tremonti nella magnifica imitazione di Corrado Guzzanti proponeva di mettere in vendita solo la Sardegna per appianare i conti dello Stato. E menomale che lei, signor Grillo ex sparlante, è il garante dei pentastellati. Ha garantito anni di bugie. Ha sputato false sentenze. Ha mandato affanc... i vecchi politici per poi trasformare il Movimento in un partito peggiore di quelli della prima Repubblica.

Ridateci la Democrazia cristiana e il partito socialista. Quelli che lei definiva ladroni e incapaci avevano le palle di non farsi dettare la linea politica dagli Stati Uniti, altro che Merkel, Macron e quattro burocrati dell’Unione europea. Un solo esempio: era il 1985, a quei tempi lei, signor Grillo faceva ridere, non piangere come oggi. Il governo, guidato da Bettino Craxi, affrontò la crisi di Sigonella scaturita dal sequestro da parte di terroristi palestinesi della nave Achille Lauro. Il presidente americano Ronald Reagan pretendeva di gestire a modo suo la vicenda. Con le armi, ovviamente. Voleva comandare a casa nostra. Craxi disse “no”. Non obbedì alla prima potenza del mondo a rischio di uno scontro armato tra Aeronautica e carabinieri da una parte, e i militari della Delta Force dall'altra. La crisi fu risolta grazie alla mediazione del governo italiano con l’Olp di Arafat. Il ministro degli Esteri era Giulio Andreotti “Belzebù”, quello della Difesa Giovanni Spadolini. Con il Conte bis ci troviamo Di Maio alla Farnesina e Lorenzo Guerini (Pd) alla Difesa. Il capo dei 5 Stelle inciampa sull’italiano, immaginate le risate quando si esprimerà in inglese.

Lei, signor Grillo, e suoi cortigiani avete trasformato il Movimento in un albergo a ore. Una stella è già troppo. Gianroberto Casaleggio si sta rotolando nella tomba. Per le poltrone siete passati anche sui morti. Non su tutti. Avete fatto il miracolo di resuscitare il tanto vituperato Matteo Renzi. Bravi. Un capolavoro politico. Per immunizzarci dalle piroette dell’ex premier ci siamo vaccinati. Ma dopo appena un anno il nuovo virus ha 5 punte stellate. Un virus letale per quegli italiani che nutrivano una speranza di vero cambiamento. Uno su tre aveva riposto piena fiducia nel M5S. Per l’attaccamento alle poltrone e per non perdere il potere è andato tutto in fumo. E se un popolo perde la speranza non guarda più al futuro. Si paralizza.

Da quelli del Pd ci si aspettava qualsiasi schifezza. Una più, una meno, non ci meraviglia. Stavolta hanno esagerato più del solito. È un’istigazione al suicidio la consegna del Ministero agli Affari europei al campano Enzo Amendola. Ma i dem sono così. Del resto il governatore Vincenzo De Luca ha chiamato “chiattona” Valeria Ciarambino, consigliere regionale pentastellato in Campania. Che altro aggiungere? Per sgranare il rosario degli insulti tra i novelli alleati di Governo ci vorrebbero miliardi di fedeli. Non ci fa specie nemmeno che Liberi e Uguali si siano accomodati su una vellutata poltrocina rossa. Un posticino a Roberto Speranza non lo vogliamo trovare? Sarebbe stata una vera cattiveria. E visto che ci troviamo affidiamogli un Ministero “leggero” come quello della Salute. La scuola dalemiana-bersaniana ha sfornato poltronari di razza. Anche in questa occasione ha mantenuto intatto il suo prestigio.

E che faccia di c... Zingaretti. Ha definito il nuovo esecutivo “un governo di cambiamento”. Nemmeno ai tempi della Prima Repubblica venivano nominati 21 ministri (9 Pd, 11 Cinquestelle) per accontentare tutte le correnti dei partiti. E le pari opportunità? Sette donne bastano e avanzano, o no? Però non vanno trascurati i segnali di grande apprezzamento dei mercati. Un attimo. In tempi recenti non c’era un Movimento che parlava di decrescita felice?

Basta così. Abbiamo sprecato già troppo inchiostro. Passiamo la parola a Guccini: “Facciamola finita, venite tutti avanti nuovi protagonisti, politici rampanti, venite portaborse, ruffiani e mezze calze, coraggio liberisti, buttate giù le carte tanto ci sarà sempre chi pagherà le spese in questo benedetto, assurdo bel paese”.

 

 





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