di Mario De Michele

Indicheremo uno ad uno quelli che pontificheranno: “L’abbiamo sempre detto”. Oppure si autocelebreranno: “È merito nostro”. Faremo la conta. Nomi e cognomi. Perché, statene certi, nessuno di loro ha mosso un dito per ripristinare la legalità ad Orta di Atella. Rinfacceremo ai “combattenti” dell’ultim’ora di non aver mai pronunciato la parolina tragica CAMORRA. Gli unici a operare una vera azione di controllo sull’attività amministrativa siamo stati noi di Campania Notizie (ci sono scritti, video e atti). Noi abbiamo lanciato l’allarme sulla presenza in consiglio comunale di esponenti di spicco che hanno saccheggiato la città negli anni del boom edilizio. Siamo noi quelli che hanno smascherato i legalitari di ritorno. E continueremo a farlo. Spetta a noi il merito di aver demolito quella parte di sepolcri imbiancati che hanno imbrattato alcuni banchi dell’opposizione. Da cronisti abbiamo svolto, non ci fermeremo, un’operazione verità perché già sapevamo come sarebbe andata a fine. Non ci riferiamo allo scioglimento del civico consesso per camorra ma alla corsa a piantare, a cose fatte, la bandiera della vittoria politica sul punto più alto della collina dell’onestà di facciata. Stavolta la realtà non è ribaltabile. Nessuno, ripetiamo nessuno, tranne Campania Notizie ha mai parlato di un possibile condizionamento della criminalità organizzata sull’attività amministrativa. Il sottoscritto ha suonato il campanello d’allarme tramite decine, centinaia di articoli, diverse interviste e durante eventi e dibattiti pubblici. Assieme ad altri colleghi minacciati di tutt’Italia, fui invitato nel settembre 2018 al Festival Internazionale di Giornalismo Civile – Imbavagliati. Raccontai la mia storia e non usai mezzi termini nel denunciare il rischio di infiltrazioni camorristiche nelle istituzioni per il livello da sottosuolo degli amministratori locali (c’è ancora il video del mio intervento).

Eravamo malati di protagonismo? Per nulla. Non abbiamo fatto altro che il nostro mestiere: informare. Eravamo a caccia di gloria? Beh, allora ci è andata male. Abbiamo solo ottenuto una raffica di attentati. Ma per dirla con l’avvelenato Guccini “s’io avessi previsto tutto questo, dati causa e pretesto, forse farei lo stesso”. E sì, perché oggi abbiamo una gran voglia di guardare in faccia i tanti conducenti della macchina del fango. Desideriamo incontrare quei politici e amministratori locali che, all’indomani di un raid con tanto di parabrezza della mia vettura sfondato e ridotto a pezzi, dicevano in giro: “Ma quale camorra? Se l’è fatto da solo!”. Per divertimento mi auto-recapitai anche 4 proiettili calibro 9x21. Fu uno spasso anche per la mia famiglia. Siamo ansiosi di ascoltare le parole di denigratori infami che non ebbero nemmeno la decenza di diramare, almeno per salvare l’apparenza, un comunicato di solidarietà. Durante la conferenza dei capigruppo che si tenne il giorno successivo all’attentato del 19 settembre 2018, un consigliere liquidò il sottoscritto come “nu scem che non conta a niente”. Disse: “Parliamo di cose serie, che ce ne fotte di Mario De Michele”. Forse non aveva tutti i torti. Ero e sarò sempre “nu scem” che crede nella legalità, nelle istituzioni, nello Stato. Non mi reputo un “modello”. Come Brecht odio santi ed eroi. Ma di fronte all’allarme lanciato da un cronista, seppur “scem”, e rispetto a famigerati personaggi che si aggiravano nelle stanze comunali e ad un’aria pesante che si percepiva negli ambienti politico-amministrativi, il minimo era che la classe dirigente aprisse una riflessione su quanto stava accadendo.

Sindaco, assessori e consiglieri comunali normali (nella norma anche nel senso giuridico del termine) avrebbero dovuto interrogarsi, al netto di quello scemo di Mario De Michele, su una successione di eventi inquietanti. Ho l’obbligo morale di tirare fuori dal mucchio selvaggio i consiglieri Vincenzo Tosti e Marilena Belardo (Costruire Alternative) e Vincenzo Russo (5 Stelle). Mi espressero sincera e pubblica solidarietà. Mi fu vicino, gliene sarò sempre grato, il presidente dell'Ordine dei giornalisti della Campania Ottavio Lucarelli. Ringrazierò a vita il prefetto di Caserta Raffaele Ruberto, il procuratore capo di Napoli Giovanni Melillo e quello di Napoli Nord Francesco Greco. Sono l’incarnazione dello Stato che c’è. Quello che non si comprese, a questo punto non si sa se in buona o cattiva fede, è che l’oggetto della discussione non era “chillu scem” del sottoscritto. Il tema serio da affrontare, magari in un consiglio comunale aperto, era quello della criminalità e dei suoi eventuali riflessi sull’azione politica e amministrativa. Bisognava farlo a viso aperto per dare un segnale forte e chiaro all’esterno: “Qui non passa la camorra”. Strada troppo irta per gente senza spina dorsale. Più facile il cammino in discesa delle accuse contro un giornalista, a seconda dei periodi, drogato, psicopatico, prezzolato e ovviamente scemo. Si è intrapresa la via delle querele temerarie volte a inbavagliare l'informazione. Tentativo miseramente fallito.

Oggi “chillu scem” di Mario De Michele potrebbe esultare per lo scioglimento del consiglio comunale di Orta di Atella. Non lo faccio. Non è una vittoria di Campania Notizie. Semmai dello Stato. Il mio indice non addita nessuno anche per un’altra ragione. Prima di affibbiare etichette bisogna leggere la relazione che contiene le motivazioni alla base del provvedimento del Viminale. Lì troveremo nomi e cognomi. Guarderemo dietro le quinte. Comprenderemo lo scenario. Sapremo i retroscena. Scopriremo quale ruolo hanno svolto i protagonisti di questa brutta storia, dal sindaco Andrea Villano all’ultimo dei consiglieri fino ai dipendenti comunali e ai colletti bianchi. E poi, come direbbe Sciascia, a ciascuno il suo.

Nel frattempo aspettiamo la moltitudine di topi sbucare dalle fogne e le lunghe file di pecore uscire dal gregge per issare il vessillo della lotta alla CAMORRA. Parolina tragica mai pronunciata finora. Tranne che da uno scemo.

 





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