Habemus Papinum. Già è molto. Uno come il vicesindaco di Succivo non potrebbe fare nemmeno il chierichetto. Il diminutivo Papino nasce proprio perché non è altezza dei suoi parenti stretti: il compianto padre e lo zio Franco Papa, ex primo cittadino e uomo di indubbio spessore politico e culturale. Purtroppo per lui e per i suoi compaesani Salvatore Papa non ha seguito le orme dei familiari presentabili. Lui preferisce lo “stile di vita” del cognato Michele Aletta. Un “cattivo maestro” noto alle cronache per i gravissimi reati di camorra, ritenuto affiliato ai Casalesi, per i quali è stato in cella e poi assolto in primo grado (tutti, ma proprio tutti, non se lo spiegano). Aletta non è stato condannato in prima battuta ma non è ancora uscito pulito dal procedimento della Dda di Napoli a carico del gruppo Russo, guidato da Peppe ‘o Padrino, costola del clan Schiavone Sandokan, capo incontrastato dei Casalesi. Il pm Vanorio ha presentato ricorso in Appello. Fino allo svolgimento e all’esito del processo di secondo grado Aletta è ancora coinvolto fino alla testa (non diciamo fino al collo perché ne è sprovvisto) nel procedimento in cui è accusato di appartenere al sodalizio camorristico dei Casalesi “quale esponente di riferimento per la zona di Orta di Atella e Succivo, nella specie di esecutore di estorsioni ed intimidazioni ai danni di imprenditori della zona ed addetto ai traffici di sostanze stupefacenti".

Senza nemmeno attendere la conclusione del processo d’Appello, come qualsiasi persona di buonsenso e amministratore perbene avrebbe fatto, Salvatore Papa ha difeso a spada tratta il cognato. Dopo la pubblicazione su Campania Notizie riguardante l’isola ecologica (clicca qui) il vicesindaco di Succivo ha pubblicato un post sulla sua bacheca Fb per respingere le nostre critiche e per tutelare l’onorabilità di Aletta. "Nooo, è una fake news", abbiamo detto. La difesa d’ufficio di Papa nei confronti di Aletta ci è apparsa impossibile. Abbiamo pensato: un vicesindaco può mai schierarsi così apertamente con un soggetto del genere, pur essendo il cognato? Tutto verissimo. Per il Papino tra il sottoscritto e Aletta il bandito sono io e l’uomo probo è il consorte della sorella. In parole povere il giornalista bersaglio di un agguato sul quale sta indagando l’Antimafia è un delinquente, mentre l’uomo di fiducia del clan dei coniugi Salvatore Mundo e Maria Grazia Lucariello, noto picchiatore della cosca, è vittima di diffamazione a mezzo stampa. Il componente dell’esecutivo Colella arriva a minacciare querela a nome del cognato. Mi è andata di lusso. Di solito Aletta minaccia a mano armata e a suon di pugni e calci per conto della criminalità organizzata.

Non vedo l’ora di approdare nelle aule di giustizia. Immaginatevi la scena: parte offesa un affiliato ai Casalesi, imputato un giornalista finito nel mirino della camorra. Aletta mi accusa di aver leso la sua onorabilità e la sua immagine. Io devo difendermi per dimostrare che definendolo bastonatore e affiliato al clan Mundo-Lucariello ho scritto semplicemente quello che sanno tutti a Succivo, ad Orta di Atella e in molti altri Comuni dell’agro aversano. Sul tablet una mia nipotina di 7 mesi ha guardato la foto di Aletta su Campania Notizie e indicandolo ha detto nitidamente: “cacacamomomorriiistaaa”. I genitori sono scoppiati in lacrime. È stata la prima parola pronunciata dalla bimba durante il periodo della lallazione. Loro giustamente attendevano da tempo un commovente “mamama” o “papapà”. Beh, ci sono rimasto male anch’io.

Eppure l’unico a considerare Aletta onesto è Papa. Poiché il vicesindaco ci contesta una serie di “insinuanti domande” sull’isola ecologica e sul ruolo del cognato, utilizzando un linguaggio tipico di chi ha preso il diploma magistrale grazie al sostegno didattico dello zio preside, gli poniamo un quesito più facile e diretto: “Signor Salvatore Papa, a lei non risulta che Michele Aletta sia un picchiatore del clan Mundo-Lucariello? A noi e a centinaia di commercianti e imprenditori risulta, eccome. E alcuni di loro faranno parte della mia lista dei testimoni al processo. Quindi si sbrighi. Oggi stesso vada a prendere suo cognato a casa, con la massima reverenza altrimenti se si è alzato storto prende qualche schiaffo anche lei, e lo accompagni in Procura per sporgere querela contro il sottoscritto. Il Tribunale Napoli Nord si trova in Piazza Trieste e Trento n. 27 ad Aversa. Per gli indirizzi delle carceri chieda ad Aletta. Sarà più preciso di un navigatore di ultimissima generazione.

Mario De Michele

(continua...)





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